L'agenda

scritto da Raskolnikov
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Testo: L'agenda
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L'agenda 

Dopo la laurea feci il portaborse di un importante personaggio della mia città, un tenore che aveva cantato nei più importanti teatri del mondo e adesso organizzava concorsi per musicisti. Quando mi presentai nella sua dimora, mi accolse con un sorriso e mi disse che senza macchina non sarei arrivato lontano, ero a piedi. Alla sua scrivania arrivavano richieste da ogni angolo del pianeta: Tbilisi, Asuncion, Manila.

Era così pieno di sé, al dito indossava due importanti anelli, uno con brillocco e l'altro con rubino sangue di piccione dall'aspetto costosissimo. Mi sentivo un mendicante però mi apprezzava, non so cosa vedesse di buono in me. Un giorno lo accompagnai agli uffici del Comune e l'impiegato lo salutò come se lo conoscesse. Poi l'impiegato mi disse qualcosa, che gli sembravo una persona che avrebbe fatto molta strada nella vita (previsione che si rivelò non vera), insomma mi fece un complimento trascurando leggermente il mio datore di lavoro (ricco e famoso). Lui rimase male, glielo lessi sull'espressione del volto, sui suoi gesti affettati.

Dopo poco tempo acquistò un'emittente televisiva locale per la modica cifra di qualche miliardo di lire e mi liquidò, non potendomi permettere un'automobile si sarebbe avvalso della collaborazione di un automunito. Comunque, in linea di massima, ricordo anche la sua gentilezza nei miei riguardi, un giorno mi regalò un'agenda che ancora conservo in ricordo della sua memoria. 
 

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